Siamo proprio sicuri di volere conoscere noi stessi?

Chi intraprende un cammino di avvicinamento al BDSM inizia per forza a riflettere e a pensare a se stesso.
Ci si interroga su quello che si cerca e su quello che si vuole, e alla fine si arriva per forza a scoprire la propria anima, quando si riesce finalmente a fare pulizia della morale comune e si rimane a tu per tu con la propria mente.
Ovviamente questo non accade sempre, ma è il percorso che tutte le persone equilibrate e mature fanno. Chi non passa da queste Forche Caudine credo non si avvicini con il giusto approccio e convinzione al BDSM. Durante questo processo spesso si combatte una battaglia dove ciò che è stato fino a quel momento viene messo in discussione e sconfitto da “un’altra realtà”, o meglio “dalla realtà” che in quel momento viene alla luce.
Capita anche che conoscersi davvero sia poi l’impresa più dolorosa e difficile da sopportare, più di qualunque frustata, tortura o umiliazione.
Ma forse la cosa che spaventa di più è il nuovo legame che si viene a creare. Un legame che manda a quel paese tutto quello che c’è stato fino ad allora, che spaventa per quanto possa essere forte e assoluto. Un legame grigio, ignoto, diverso per chi domina e chi subisce, chi guida e chi è guidato. Un legame a volte a senso unico, che i manuali non prevedono, e che porta al passo più pericoloso: ognuno di noi è portato, per natura umana, a colorare questo legame, a dargli un nome e un senso secondo il proprio essere, e a misurarlo secondo le convenzioni della vita vissuta fino ad allora.
Sciagura, distruzione, dolore o rinascita a nuova vita, dunque? Quanti hanno immaginato di dover vivere questa catarsi semplicemente aprendo quella porta?