Si possono trovare molte descrizioni su cosa significhi BDSM. Non credo ne esista una giusta e una sbagliata. Ciascuno pone l’accento su ciò che lo attira, ciò in cui si riconosce. Secondo me quindi tutto verte intorno ad una sola parola e ad un solo concetto: PIACERE. Lo scopo di tutto è il piacere, l’appagamento, la soddisfazione dei sensi e della mente e non solo. La meta da raggiungere è la propria realizzazione, l’espressione del proprio essere, il trovare la giusta collocazione.
Per questo diffido da chi dice che BDSM è dolore, pianto, paura e costrizione perché credo che non abbia affatto capito lo scopo di tutto. Così come diffido anche da chi vuole negare il coinvolgimento della sfera sessuale. Infatti se il piacere è il fine ultimo, la sfera sessuale è un passaggio obbligato perché le nostre abitudini, i nostri concetti morali, il nostro pudore proprio lì possono essere più facilmente toccati nel profondo. Proprio lì si trova la strada che porta dal dolore al piacere, dall’umiliazione all’appagamento, la strada che porta diretti all’anima.
Non sono per l’applicazione pedissequa di ciò che i manuali dicono. Esiste la teoria, che la letteratura spiega e illustra perfettamente, e poi esiste il mondo reale, caratterizzato da noi individui, ciascuno fatto a suo modo e con le sue peculiarità. Ecco perché ritengo che la qualità delle persone, in tutti i campi e non solo nel BDSM, si misuri proprio valutando questa capacità di adattare il modello ideale al mondo reale.
Proprio le “P”ersone sono il concetto. Ognuno diverso dall’altro, noi siamo il condimento che rende ogni volta gustoso poter fruire di questo piacere. Ogni volta gusteremo quindi dei sapori diversi. Non esistono schemi o diagrammi di flusso: il percorso è per tutto proprio e personale.