Nel rapporto master-slave spesso ci si focalizza su questioni puramente afferenti al mondo BDSM come l’obbedienza, le punizioni, le regole, le pratiche e chi più ne ha più ne metta, e forse si sorvola sulla dinamica delle emozioni e di conseguenza sui sentimenti.
C’è chi inorridisce al pensiero che ci possano essere sentimenti in gioco, anche se viene concepito e quasi ricercato il Legame.
Ci si dimentica però che nel rapporto master-slave gli attori sono sempre due esseri umani che interagiscono. Durante queste interazioni quindi tutto può succedere.
Per vivere in pieno il gusto del BDSM entrambi non dovrebbero “risparmiarsi” e vivere i momenti insieme senza porsi limiti o filtri, proprio perché solo così si riesce a raggiungere il Piacere assoluto. Ecco quindi che, per quanto ci si possa sigillare e isolare, si lascia spazio alla percolazione delle emozioni al proprio interno che, proprio perché passano dalla nostra anima, sono esposte al “rischio” di diventare sentimenti.
Non è detto che ciò accada, ma se accade in genere genera sentimenti molto forti che ci scuotono e ogni volta ci rimettono in gioco.
Che ci piaccia o no, anche questa è una delle componenti che alla fine rendono unico e irrinunciabile il BDSM.
Sia che poi siano lacrime, pianti, struggimenti o momenti di indefinibile e incommensurabile gioia e completezza, master e slave sono esposti a queste carezze dell’anima.
Personalmente ritengo che senza questo aspetto il BDSM sia forse povero di contenuti, un semplice passatempo come un gioco da tavolo — perché se lo scopo è vedere l’anima senza filtri di chi sta lì con te, solo mettendosi in gioco completamente, senza risparmiarsi, si provano quelle sensazioni uniche che solo il BDSM sa dare. Sull’altro piatto della bilancia però c’è il grande rischio di farsi molto male.

