Fino a qualche tempo fa, chi incuriosito voleva affacciarsi alla finestra che dà sul mondo BDSM lo faceva di nascosto, guardandosi bene attorno per non essere visto. Il terrore di essere scoperti, e per questo giudicati, era davvero grande, e l’imbarazzo che ne sarebbe scaturito tale da rovinare una vita intera.
Oggi invece il comune senso del pudore e della morale è talmente cambiato che quasi diventa obbligatorio avere, nella cultura generale, una conoscenza di questo mondo. Peggio se questo diventa uno status symbol come avere l’ultima versione del cellulare più di moda.
Sarà stato anche grazie al celebre romanzo “Fifty Shades of Grey” che la siepe che proteggeva il giardino si è diradata, quasi si fosse aperta una porta per fare arrivare chiunque in un luogo prima difficilmente accessibile.
Ma tutto ciò fa bene al BDSM?
Ogni tanto mi capita di rifletterci.
Non credo sia in pericolo l’esistenza stessa del BDSM, che anzi ha visto aumentare i proseliti — ma rifletto sull’intensità delle emozioni che ricerchiamo.
Credo che, proprio perché il BDSM è così lontano dal comune senso del pudore e di ciò che è morale, e forse anche etico, le emozioni che è in grado di scatenare siano molto forti e totalmente coinvolgenti. È come lo scontro di correnti d’aria calda e fredda che genera l’uragano, o come materia e antimateria che si incontrano. È grazie a questa distanza, a questa opposta natura, che noi siamo scossi e percorsi da una corrente vitale.
Credo che oggi questa distanza si stia pian piano accorciando, così come l’intensità delle emozioni che genera.
Dobbiamo stare attenti all’assuefazione… e non prendere l’antibiotico quando non serve.

