Mi sono sempre chiesto quale fosse il ruolo dell’estetica, e quindi dell’aspetto fisico, nel rapporto master/slave, e se questo rapporto potesse esserne condizionato in qualche modo.
Già da subito la questione si fa difficile perché esiste una componente soggettiva dell’estetica innegabile. Ciascuno ha i suoi canoni, anche se credo esistano confini di bello e brutto che più o meno tutti condividiamo (anche se con forza diversa).
Quello che mi interessa approfondire è il senso di una possibile scelta estetica di una persona sottomessa nei confronti del proprio dominante.
Quando una persona decide di sottomettersi a un’altra, in quel momento incarna un ruolo dove la sua volontà perde importanza. Che cosa conta dunque? È più importante il rapporto dominante-sottomesso o l’aspetto delle persone? Ha senso che lo schiavo “scelga” il master in base all’aspetto fisico? In questo caso possiamo ancora parlare di BDSM come filosofia di vita, oppure qui scatta la moda, il passatempo, il gioco da provare?
Io credo che il BDSM nasca dalla mente, quindi il legame che deve nascere tra dom e sub deve partire da lì, dall’uniformità di intenti e di vedute che mette in secondo piano l’aspetto delle persone. Se provassi a uscire dal mio corpo per osservare una sessione come una persona estranea, ammetto che a volte farei fatica a capirne il senso che invece conosco e comprendo proprio perché vivo quella filosofia. Sono quindi portato a non capire molto la posizione di chi antepone a tutto l’estetica. Durante le sessioni, infatti, traggo piacere non tanto dall’aspetto fisico di chi è con me, che in certi momenti potrebbe essere anche poco gradevole, quanto dagli stati d’animo che si creano.
Non voglio però negare che una bella slave o un bel master rendano comunque il sodalizio ancora più idilliaco.

