Il mondo BDSM è sicuramente permeato da una ferrea disciplina e da regole precise. Si trovano diverse pagine di letteratura su quali debbano essere i comportamenti che i vari attori, nei ruoli che rivestono, devono tenere. Si può trovare ciò che è canonico e ciò che rientra negli schemi — insomma, tutti i riferimenti per costruire il “modello” in maniera precisa e dettagliata.
Non è mia intenzione mettere in dubbio queste regole. Vorrei solo riflettere su come questo modello viene poi calato nella realtà. Tutto ciò che i manuali ci dicono deve essere applicato alla vita che viviamo. Durante questa operazione ci si confronta con il proprio essere, con le proprie esigenze e i desideri che ciascuno di noi ha in quanto essere umano, creando un mix unico e sempre diverso degli ingredienti della ricetta originale, che dà origine a torte mai uguali tra loro.
Personalmente ritengo perfettamente lecito che ognuno deformi questi canoni come crede, creando a volte situazioni che possono contrastare con i comandamenti originali. Ognuno è libero di vivere come crede, e nessuno dovrebbe stigmatizzare certe idee anche se violano i principi fondamentali del BDSM.
Lascio quindi a chiunque la libertà di definirsi master, slave, dom, sub o qualsiasi altra cosa creda. Lascio che il BDSM sia approcciato e interpretato da ciascuno come meglio crede per sé.
Chiedo solo di comprendere che non si tratta di un giochino, di una moda, di uno status symbol. Modificate pure il modello come volete, ma interrogatevi se le modifiche fatte non lo abbiano stravolto al punto da renderlo un errore. In questo caso, forse, la scelta doveva ricadere altrove.

